Keyword insertion batte keyword insertion 3 a 3

Lo so che sembra un titolo da teatro dell’assurdo, o da quotidiano locale che esalta le gesta di qualche squadra di quartiere, ma il concetto, in fondo, è proprio questo. Il keyword insertion – o inserimento della parola chiave – come (nessuno) lo chiama in italiano Google, è proprio la vittoria e la sconfitta al tempo stesso, su se stesso. Insomma un pareggio, ma visto che l’avversario è sempre lui, comunque sia, nell’usarlo o nel non usarlo, sempre lui vince!

Ho fatto “n” articoli sulle sue funzioni, non voglio ora ripartire dall’alfabeto di come sono i suoi meccanisimi; voglio piuttosto mostrare quando è davvero utile usarlo, senza timore di combinare pasticci lessicali o “ideologici”, o quando invece diventa abominio dei propri annunci, ma anche salasso intellettuale per il navigatore.

3 casi 3 per trovare pro e contro. Vediamoli insieme.

Quando è utile il Keyword insertion

1. Se si usa una corrispondenza esatta o a frase
Anche se sembra in contrasto con quanto diremo al punto 1 delle “inutili”, sapere con (approssimativa) certezza con quale chiave apparirà il titolo del nostro annuncio, ci infonde quel senso di sicurezza appagante, che ci consente di rischiarlo.
Se nel gruppo esistono chiavi simili (che entrano tra titolo e/o descrizione), la soluzione dell’inserimento sarà davvero utile.

2. Per giocare sporco (per un periodo di tempo limitato)
Non che voglia insegnare a barare… ma una funzione dello snippet consente di usare la sintassi KEYWord o KeyWORD, che di fatto sta per “scrivi una parte maiuscolo”. Ho detto tutto.
Usare con parsimonia, senza abusi e per periodi limitati.

3. Per dare coraggio al CTR
Senza entrare nei meandri (moderni, ma sacrosanti) de “il CTR non è più un indicatore di efficacia” (ma concorre ancora al punteggio di qualità…), solitamente se si evita l’uso dello snippet coi tre punti sotto, il CTR tende a salire. Ricordate che se a query corrisponde chiave (utile il punto 1 di cui sopra), il testo sarà grassettato!

Quando non è utile il Keyword insertion

1. Se si usa una chiave di ricerca mo(ooo)lto generica
Immaginate di essere un “hotel a roma” o un “concessionario auto”. A prescindere da come avrete impostato le vostre campagne, dovete presupporre che altri avranno avuto la “brillante” idea di usare il keyword insertion come soluzione nel titolo… col risultato che i risultati saranno tutti identici. L’utente sceglierà dove cliccare solo in base alla posizione.

2. Se le chiavi di ricerca sono prive di congiunzione
Ancora più brutto dell’esempio sopra… immaginate una chiave +hotel +roma. Il titolo sarebbe Hotel Roma (punto e basta). Sgrammaticato e davvero pigra come creatività.

3. Con le chiavi generiche
Avete scelto la generica hotel a roma e l’utente ha usato la query camping a viterbo? Ecco… si risponde da solo… no?

Ci tornerò comunque sopra. Ormai è uno di quegli argomenti che più mi diverte trattare!

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Andrea Testa

Andrea Testa

CEO & Founder a Blubit srl
Lavoro nel web dal 1993, contribuendo a realizzare più di 1300 siti web. Insegno "internet" dal 1996 e mi occupo di keyword advertising praticamente da sempre, partendo dalle piattaforme di PPC prima con Ouverture e poi con AdWords. Individual Qualified partner di Google AdWords dal 2007, Certified Partner dal 2010, Top Contributor di AdWords dal 2010. Sono docente nei Master IULM in comunicazione e marketing dal 2011 e dal 2012 docente di Web Marketing e Search Engine Marketing nel Corso di Laurea Magistrale in Marketing, consumi e comunicazione, indirizzo Digital Marketing. Dal 2000 sono amministratore della Blubit srl, specializzata nella consulenza in SEM e SMM. Autore di Fare Business col Digital Marketing

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