E invece m’interessi – Frequenza di Rimbalzo

Quando analizziamo gli accessi al nostro sito web, dobbiamo tenere in considerazione un elemento fondamentale: la frequenza di rimbalzo.

Molto bene avere tante visite, ma quanti di questi utenti poi continuano a navigare?

Una buona frequenza di rimbalzo si aggira intorno al 25%, ciò significa che di 100 utenti, soltanto 25 se ne vanno dal nostro sito e quindi non continuano la navigazione.

Il fatto che accedano ad una pagina e se ne vadano subito, non è detto che sia negativo, magari trovano subito l’informazione che stavano cercando, immaginiamo il numero di telefono o l’indirizzo: informazioni che si trovano (per esempio) nella pagina contatti, a cui l’utente potrebbe accedere direttamente, senza passare da altre pagine.
In questo caso, l’accesso a questa pagina è da ritenersi positivo (chiaramente dipende anche dal tipo di attività) e potrebbe anche essere impostato come obiettivo.
Nel caso di un punto vendita, potrebbe indicare alta propensione a recarsi in negozio o a telefonare.

Ma qual è il problema?

Se l’accesso viene impostato come obiettivo nessun problema, altrimenti, anche se l’utente ha trovato l’informazione che cercava viene considerato come rimbalzante!

Frequenza di rimbalzo

Ricordiamoci che Google Analytics (di default) considera come rimbalzante quell’utente che una volta acceduto al sito, non prosegue la navigazione, quindi si limita ad una sola pagina, quella di ingresso.
Dovremmo però chiederci cosa stava cercando?
Nel caso dei contatti in pochi secondi trova quello che cerca, bene, ma se lo impostiamo come conversione risolviamo il problema.

Ma ipotizziamo che stia cercando una notizia, accede subito alla pagina di interesse, la legge e se ne va, senza alcun clic. Per Analytics quell’acceso è un rimbalzo, mentre invece l’utente ha traquillamente letto la notizia che cercava e magari è stato sulla pagina anche 20 minuti.

Come capire quindi se la visita è stata “performante”?

Possiamo “aggiustare” la frequenza di rimbalzo, se vogliamo dirlo con una parolaccia l’adjusted bounce rate.
Basta solo inserire nel sito una stringa di codice che dice ad Analytics di non considerare come rimbalzo le visita che si prolunga per più di un tot di secondi, anche se non vengono compiuti clic successivi.
Questa sotto è per esempio la stringa di codice per Universal Analytics:

setTimeout(“ga(‘send’,’event’,’NoBounce’,’tempo maggiore di 15 sec’)”, 15000);

Il sistema quindi riuscirà a capire che una visita è “utile” oltre (per esempio) i 15 secondi.
Non pensate che sia un modo per ingannare le statistiche!
Serve per facilitarne la lettura e capire se un utente è davvero interessato.

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